martedì 10 dicembre 2013

Torino città deserta

9 Dicembre 2013

Esco di casa, sono all'incirca le 10 del mattino, ho appena messo in spalla Nausicaa nel mio Ergobaby vinaccia. Già il primo passo fuori mi fa capire che nell'aria c'è qualcosa di strano e calmo. Fa freddo, molto più che nei giorni precedenti.
Il bar di fronte casa è chiuso, ma non ci faccio caso, perché sto pensando che devo prelevare e mentalmente sto scegliendo a quale sportello. Dico a Nausicaa che stiamo andando al mercato a comprare cardi e finocchi, per depurarci. Siamo allegre, andiamo verso la Posta, ma quando tocca a me, l'ATM segnala un problema. All'interno la gente è in coda come sempre. Eppure per strada non c'è quasi nessuno.
Fa così freddo che mi sento la testa umida.
Decido di andare allo sportello della banca nella stessa piazza del mercato. Oggi è Lunedì, quindi ci sono i miei "amici" apicultori. Magari prendo anche il miele.
Intorno a me tutte le saracinesche sono abbassate.
Svolto per il mercato e la piazza è completamente vuota.
Nessun vociare, nessuna bancarella, non ci sono né gli abiti, né la verdura, nessun cliente né mercante. La piazza è vuota.
Mi guardo intorno: la pizzeria, la panetteria, il macellaio, i numerosi bar, e persino l'Unes (che è aperto pure a Natale!) sono chiusi.
"Nau, andiamo a fare una passeggiata, vediamo un po' la situazione!". Torino è una città deserta, fredda, silenziosa.
Dal marciapiede in cui mi trovo sento delle urla, un coro da stadio "Dovete andare via!". Arriva un piccolo plotone di arrabbiati, che marcia verso Porta Nuova.
Due auto della polizia li scortano. Saranno una ventina e due auto della polizia li scortano..
Sembra un po' fuori luogo, ma dal loro modo di camminare e dal loro atteggiamento capisco che ci credono fino in fondo, e mi ci fanno credere, come dei bravi attori. Il bravo attore ti fa scordare chi è e non ti fa vedere altro che il personaggio, perché ci crede.
E ho l'impressione di vedere scorrere la storia davanti a me. Non ne prendo parte, ma sono una testimone del Tempo. Sento di essere in un momento chiave della politica italiana e lo vivo con grande solennità e silenzio.
Una vecchia impellicciata mi viene incontro, non so dove vada, e mi usa come scusa per dire quello che pensa: "Ma per carità!".

giovedì 26 settembre 2013

Nessuno ti ha fatto il terzo grado!

Gentilissima,
se hai un locale aperto a pranzo, in un quartiere molto vivo della città, e se hai a tua disposizione  un seggiolone dell'Ikea (quelli senza il tavolino davanti, in cui il bambino è a contatto con la tavola e ciò che vi è posato sopra) per i bimbi piccoli, ecco qualche consiglio NEL CASO una famiglia con un bimbo DI NOVE MESI venisse a mangiare:

  1. Non apparecchiare il posto del seggiolone con forchettina di metallo, sopra una tovaglietta di carta! Il bambino potrebbe tirarla , prenderla e cecarsi un occhio. Ma le mamme sono sompre attente e tolgono subito tutto.
  2. Non posare sulla tovaglietta di carta un bicchiere di VETRO: ripetiamo che il bambino tira la carta, e rischia di lanciarsi addosso involontariamente il vetro. Anche qui, la prontezza della madre viene in soccorso.
  3. Se la madre dovesse chiedere una tisana e una fetta di torta a fine pranzo (il padre è appena uscito per tornare in ufficio), non portare la tisana con l'acqua di bollitore a PORTATA DI MANO della bambina, ma mettila PIUTTOSTO davanti alla madre (si suppone che chi ordina una tisana la voglia bere): ripetiamo che ai bambini piace tirare le cose. 
  4. Se nella tazza di acqua calda c'è un filtro in metallo che spunta, probabilmente al bambino di NOVE mesi verrà voglia di toccarlo. Quindi non posare la tazza davanti al bambino, o si rovescerà l'acqua a CENTO GRADI addosso in un battibaleno. 
  5. Se mai il bambino dovesse urlare, siccome hai appena servito la tisana, sei ancora lì. Dunque, estrai pure il bambino dal seggiolone, ma poi mettilo subito nelle braccia della madre.
  6. Va bene togliere il pantalone caldo dal bambino, ma non aspettare che ti venga detto di metterlo sotto l'acqua, mentre GRIDA, URLA, PIANGE disperatamente. E ripetiamo di aiutare, ma dando il bambino alla mamma.
  7. Se la mamma sta tenendo il bimbo sotto l'acqua fresca, non ordinare ai clienti del tavolo accanto di aprire il fasciatoio (un tavolo ribaltabile) per mettere un unguento per le ustioni da cucina.
  8. Se il bambino, una volta alzata la maglietta, ha delle bolle piene di pus e la pelle intorno è saltata, e nel contempo il bambino non smette di gridare di dolore, contorcendosi, non insistere col tuo unguento da cucina! Soprattutto se la madre esprime dubbi sulla possibilità di mettere un prodotto destinato agli adulti sulla pelle di un neonato, nonché sulla pelle con escoriazioni.
  9. Se si chiama il 118 per chiedere consiglio, e viene inviata un'ambulanza e si dice di tenere il bimbo sotto l'acqua fresca (e MAI unguenti sulle ustioni), non insistere che "piange perché l'acqua è fredda, tutti i bambini piangono con l'acqua fredda, anche io ho dei figli!".
  10. Se la madre prova a consolare il figlio cercando di allattarlo, ma questi non riesce ad attaccarsi al seno perché URLA DI DOLORE, non dire "forse piange perché ha fame".
  11. Se, nel frattempo, la madre ha chiamato il padre farfugliando disperata "torna subito qui, dobbiamo andare in ospedale", al suo arrivo e alla sua richiesta di pagare il conto, rispondi "Non importa", dai!
  12. Se mentre finalmente arriva l'autoambulanza (e i vicini di tavolo gentilissimi tornano anche loro in ufficio) vedi che il bimbo continua a piangere ininterrottamente, non dire "e, ma quando sono così piccoli fanno tenerezza".
  13. Mentre il padre corre a prendere gli autobus per andare in Ospedale e la madre sale sull'ambulanza con la bambina, NON EVITARE di renderti disponibile, di dire "io sono x, chiamatemi pure".
  14. Se poco dopo arrivano al tuo locale le autorità (inviate dal 118), quando i genitori sono già lontani e gli unici testimoni che hanno visto tutto sono usciti, non raccontare che "sono dei clienti abituali, delle bravissime persone" e che "la bambina è sfuggita al loro controllo" (l'autorità competente deve metterlo per iscritto).
  15. Tutti i locali sono obbligati ad avere un'assicurazione contro questo tipo di incidenti, quindi non temere. Non fare in modo che sembri che i genitori siano degli incapaci distratti, quando sei tu che hai ustionato il loro bimbo. Non raccontare bugie agli Ufficiale. Non dire che i clienti al tavolo in fondo hanno visto la scena. 
Perché se fai una sola di queste cose, forse hai le farfalle nel cuore. 
Se ne fai due, sei una persona gentile e onesta.
Se ne fai tre, sei un'amica fidata e una cuoca prelibata.
Se ne fai quattro, ti vogliamo tutti tanto bene.

Ma se le fai tutte, nessuno, nessuno, nessuno ti avrà fatto il terzo grado, ma tu hai fatto un'ustione di secondo grado al bambino.
E avrai creato incubi notturni e diurni negli occhi della madre.

Allora, se e solo se, dovesse arrivare un bambino piccolo nel tuo locale..ascolta i miei consigli, ti prego.
Perché ogni figlio è mio figlio.

mercoledì 18 settembre 2013

Là dove c'è il mio cuore

Voglio inaugurare una nuova rubrica del mio blog!
Sarà una rubrica di viaggio e sarà condivisa. Sì, voglio che a scrivere siate voi.
Siccome so che ci sono persone dietro quello schermo che leggono, nonostante non lascino commenti, penso che ci saranno abbastanza partecipanti al "gioco" perché ne esca una bella pagina di diario. Anzi, delle belle pagine.
Non voglio che scriviate un romanzo, né una guida turistica.
Vi darò delle regole.
Ma prima, pensate al luogo del vostro cuore..Individuato? Dai, vi concedo di averne più di uno!, ma meno di tre (che, sì, il cuore è grande, ma noi uomini siamo tanto piccoli).
Ora rispondete a queste indicazioni:

  1. Indicazione geografica (per es: Lago d'Orta; Torino; Melegnano)
  2. Da uno a tre "item" poco conosciuti e fuori dalle solite rotte turistiche (per esempio, in una grande città potrebbe essere una Chiesa poco conosciuta, oppure un particolare un po' nascosto di un edificio molto noto, o ancora una roccia sulla quale avete posato il piede), ma amati da voi.
  3. Un itinerario, con punto di partenza e punto di arrivo (per esempio: Lungomare di Villarosa dal ponte di Alba Adriatica risalendo fino a Martinsicuro, oppure dieci passi che separavano la mia casa da bambina alla Chiesa), ed eventuali tappe intermedie se partenza e arrivo non fossero un'indicazione univoca (in caso di grandi città, ..)
  4. Vitto e alloggio: se conoscete, consigliate. Scegliete voi se un ristorante chic o una bettola schifosa, se un hotel a quattro star o la casa di vostro cugino. Basta che ci sia un ricordo di voi!
  5. Un pensiero (una frase, una citazione, una descrizione) su quel luogo, che ci invogli ad andarci.
  6. Una foto scattata da voi (se l'avete).
  7. Un vostro contatto (blog, mail, numero, o altro), se volete.
Ricapitolando, 
i punti non obbligatori sono il 4, il 6 e il 7.
Il punto 2 si può moltiplicare per tre, ma anche no.
Se avete voglia e tempo traducete il vostro viaggio in Inglese e/o francese.

Una volta scritto ciò, mandatelo alla mia casella mail:
occhialcielo@gmail.com
con oggetto: Là dove c'è il mio cuore
Potete scrivermi per ognuno dei vostri luoghi amati.
Una volta alla settimana ne pubblicherò uno, creando una rubrica di viaggi che sarà consultabile sotto l'etichetta "Là dove c'è il mio cuore".

Spero partecipiate. Condividiamo, condividiamo, condividiamo..
Se avete qualche dubbio o domanda, lasciatemi un commento qua sotto.
Grazie! Buon gioco!

martedì 17 settembre 2013

Che bello!

Il post precedente l'avevo scritto in vacanza, ma non avevo Internet, quindi l'ho pubblicato al ritorno. Ora invece posso scrivere in diretta (evvai!), mentre mia figlia si arrampica sulla mia sedia e gioca con l'umido (inteso come pattumiera)! Ma perché adora le cose sporche?? Ieri mio marito è tornato e ha dedotto (come solo Sherlock Holmes poteva fare) che Nausicaa avesse giocato con l'immondizia, visto che dentro l'umido c'era una bottiglia di plastica.
Ieri abbiamo giocato sul balcone, e lei ha "imparato" a usare la paletta della terra, in un vaso senza piante..oggi ha preso un cucchiaino e ha iniziato a usarlo in quello stesso vaso!
Avete presente quelle sfere con tanti buchi di forme diverse, per insegnare i poligoni ai bambini? Dentro vi ho trovato un cotton-fioc e un cucchiaino!
Rassicuro tutti i parenti e amici: "Nausicaa gioca anche coi vostri regali, non vi preoccupate"..ehmm!

Comunque, grazie alla simpatia di Nausicaa, il soggiorno tra i minotauri è stato molto piacevole! Siccome sorrideva a tutti, a ogni ora e in ogni luogo, e faceva ciao con la manina anche ai muri e ai piatti decorativi appesi dietro di me (giuro su me stessa), mezzo mondo si è fermato a dirci quanto era bella e simpatica!
Nonostante nella mia testa ronzi ancora l'inno dell'Aurum Hotel (pessimo!), insieme a "mossa mossa assì vosse me mata" e altre tamarraggini varie, il soggiorno si è rivelato simpatico.

Voglio ricordare:
Marino il bagnino saggio, i baristi, il cameriere che scaldava i cornetti al mattino solo per me (ebbene sì) e i suoi colleghi gentilissimi, Silvana e Egidio di Busto Arsizio, i catanesi del tavolo a fianco (Dina?) e i loro vicini napoletani che si devono sposare, la famiglia napoletana Anna, Fortuna, Francesca e papà Enzo, le signore avventuriere di Brescia Cristina e Liliana, i ferraresi che però lei è umbra e si chiama Maria Rita e suo marito e milanese doc e parla pure il dialetto!, il piccolo Sami, la sua amica Alessia e i loro genitori (pure catanesi), l'apicoltore Claudio Meli e la sua lacca nei capelli, oltre che la sua simpatica fidanzata, il cameriere Michele di cui si era innamorata Nausicaa, la vecchia di Collegno che passeggiava sulla spiaggia e tutti quelli che abbiamo conosciuto scappando via mare (le altre vie di fuga prevedevano il taxi e dei cancelli).
Infine, l'ultimissima mattina ho conosciuto due milanesi, anche se lui è di Ferrara e lei di Codogno, ma hanno sempre vissuto a Milano, simpatici e socievoli. E cosa scopriamo? Che sia loro che io abbiamo una cosa in comune: una figlia di nome Nausicaa!
Che bello!! Finché c'è Aia c'è Gioia!

Diamo i numeri:
1273: i napoletani al villaggio
1206: i romani al villaggio
58: i torinesi nei dintorni
10: i siciliani al villaggio
9: i piatti in media che ciascuno mangiava
8: i giorni di permanenza
7=: il voto al cibo
6: le volte che avrei voluto dormire e non ho potuto
5: i bagni totali
4: i giorni di mare troppo mosso
3: siamo noi!!
2: il voto alla pulizia
1: il mare della Calabria! è il numero uno!

Buon rientro a tutti! Finché c'è vita c'è speranza.

lunedì 16 settembre 2013

Tutto il mondo è villaggio..turistico


Finalmente sono in vacanza! Era dalla gravidanza che non partivo per riposarmi un po', e siccome Nausicaa ha compiuto un anno il 3 Settembre, immaginate quanto ho sognato questa partenza e quanto sono stanca. Dicono che il primo anno di vita del bambino sia il più faticoso, io ancora non posso dire come siano quelli successivi, ma posso confermare la fatica di questi dodici mesi!
Ebbene, per fare le vacanze meno “sbatti” possibile, abbiamo scelto la formula tutto compreso di un..villaggio vacanze!
Il punto esclamativo lo metto perché mai avrei immaginato in vita mia di andare in un villaggio. Il mio immaginario è strettamente connesso a una serie di film che non ho visto: Vacanze a Miami, Vacanze sul Nilo, Vacanze a Timbuctù, Vacanze ad Acqui Terme, Vacanze a Lido Adriano.
L'unico che ho guardato è un film francese CULT (in Francia) degli anni Ottanta chiamato “Les bronzés”, che mette in scena la vita del villaggio Club Med in modo comico e anche vagamente ironico, sfiorando a tratti il capolavoro, e sfiorando ad altri tratti un qualunque Vacanze-a-dove-mi-capita-o-comunque-in-una-location-figa-per-attirare-i-dementi-al-cinema.

Ora, avendo passato già la bellezza di due giorni qui al Village, posso dire che il mio immaginario corrisponde abbastanza alla realtà.
Tutti i giovani saltano (non si sa bene dove, ma in genere saltano), fanno sport e ascoltano musica a volume da concerto a San Siro.
Tante famiglie con bambini si svaccano in spiaggia nelle ore consigliate per i bambini (tra mezzogiorno e l'ora di cena), e la sera spingono passeggini all'infinito, nel mezzo del concerto a San Siro.
Miriadi di vecchi passeggiano, e chiacchierano a volume moderat..amente più alto di quello di San Siro (siccome la musica non la sentono).
Animatori con maglietta rossa girano dicendo “CIAO!” a tutti, sempre allegri e sorridenti, e mi chiedo se siano fatti di Coca, o semplicemente siano così stanchi da essere elettrici.
Ogni tanto qualcuno a caso viene a proporti dei servizi extra gestiti da loro amici (per esempio, taxi, case al mare, bottiglie di vino buono,..), in modo assolutamente illegale o comunque un po' losco.

L'aspetto più sconcertante, però, è proprio quello a cui non avevo mai pensato: il CIBO!
I pasti sono a buffet, e in certi momenti intorno ai vassoi si creano degli sciami di gente affamata, che se sulla spiaggia si era comportata gentilmente e con simpatia, davanti al cibo si tramutano in minotauri che difendono il loro piatto scalciando e grugnendo.
A tavola bambini giocano coi cellulari, mentre i genitori si riempiono di porzioni extra di timballo di pasta.
Ciccioni immensi con almeno otto piatti a testa, e sei cornetti cadauno per colazione, dopo pranzo vanno al bar a comprare i gelati.
Ho l'impressione che, in periodo di vacche magre, la mia vita si sia trasformata in una stalla! Forse la fine del mondo sta arrivando e io non sono stata informata che bisogna fare delle scorte.
Forse in questa specie di set da Truman Show (siamo isolati da tutto) non gliene frega niente a nessuno né degli altri, né del proprio aspetto.
Intendiamoci, io non sono né una fashion victim, né una che si cura particolarmente (chiedo la conferma di chi mi conosce, per favore), ma almeno la salute..dai! Su!

Ovviamente, non ci sono solo questi aspetti pittoreschi, ma anche la comodità di avere tutti i pasti già cucinati, la stanza riordinata ogni mattina, un letto per ciascuno e il mare sotto la stanza..e che mare!
Siamo vicinissimi a Tropea, e l'acqua è blu blu blu, pulitissima e tranquilla. Accanto a noi passano pesciolini tropicali, o perlomeno a me sembrano tropicali. Da qui vediamo la città vecchia e la rocca di Tropea, e ci rifacciamo gli occhi.
Nausicaa si diverte in mare e pure noi!
Al contrario di tutti, passiamo un sacco di ore in stanza, comprese quelle dopo le 20.00 e conduciamo quindi una vita monastica.
Unici sport? La chiacchiera in spiaggia e..la critica dei vicini, ovviamente!

sabato 27 luglio 2013

Cadute di stile.

Ora che fa un caldo bestia, vi racconto di un avvenimento che risale al 1 Dicembre 2009, così la strategia psicologica ci rinfrescherà tutti.

Parental advisory:
ogni parola scritta oggi non verrà controllata. Rischio di errori. Rischio di sgrammaticature. Rischio di scioglimento del cervello.

Non ho mai detto di quando leftai l'home in cui vivevo con le mie kolokataires (co-inquiline), ma vado subito a colmare questo assurdo vuoto.
Mi piacque molto abitare con esse, ma siccome Michel mi aveva già chiesta in moglie, e il grande evento era non lontano nel tempo, e posto che praticamente il 95% delle mie cose era già da lui, che dormivo metà della settimana là, e che in casa con le ragazze stavo davvero poco..insomma: decisi di trasferirmi.
Non avendo molte cose mie (libri, più che altro), ci misi relativamente poco a inscatolare tutto. Alcuni oggetti iniziai a portarli in autobus, le sere precedenti.
Ma il grosso decidemmo di trasferirlo con un camioncino del car-sharing il primo di Dicembre (e perché? Credo che fosse di venerdì).
Passai il pomeriggio a pulire la mia stanza (ebbene sì, sono una sporcacciona) e riordinare, avendo l'accortezza di mettere in una scatola (FATE ATTENZIONE!) tutti gli oggetti che dovevo buttare.
Poi, presa dall'entusiasmo comprai un paccone di patatine per FESTEGGIARE con le mie coinquiline, una volta terminato il trasloco.
Arrivata la sera, ci mettemmo a smontare l'unico grosso mobile che avevo, e a caricarlo sul furgoncino, con l'aiuto delle ragazze con rispettivi fidanzati.
"Ehiii, si parteee!", sfrecciando felice sulle strade di una Torino silenziosa e fredda.
"Ciaooo, a dopoo!", pensando alle patatine e alla Fiesta (intesa come festa).

Una volta nel palazzo di Michel, iniziammo a fare su e giù per portare tutto. Dopo un lungo lavoro (terzo piano senza ascensore, di un palazzo in cui ogni piano è alto tre metri), potevamo finalmente dirci soddisfatti (del casino creato in casa sua!).
Presi le mie patatine, Michel intanto era andato a riposizionare l'auto, chiusi la porta col bel mazzo di chiavi, mi precipitai per le scale, e..insaccai il piede sinistro nel jeans a zampa.
Il piede si piegò a novanta gradi verso l'interno e tutti i legamenti cedettero.
Io caddi come un sacco informe qualche gradino più in basso, piombando contro la porta del vicino di sotto.
Provai a bussare (al campanello non ci arrivavo), ma nessun'anima pia mi sentì.
Piangendo chiamai Michel, che chiamò l'ambulanza, che mi portò al CTO (centro traumatologico torinese) (la sigla non corrisponde?ah be'!), e lì passai la mia serata di Fiesta.
Per non spaventare nessuno mandai un sms alle ragazze dicendo che non tornavo più a casa (loro).
Il pronto soccorso, purtroppo, è un luogo di ritiro spirituale, visti i tempi per le visite/medicazioni che hanno, quindi mi venne una certa fame (caduta: 19.00 circa).
Cosa mangiai? Il pacchetto di patatine. 
Piangendo di dolore (e giuro che è stato il dolore peggiore della mia vita. Il parto non fa così male).

Il giorno dopo, quando le coinquiline vennero a sapere, mi rimproverarono di non averle avvisate (siccome nel frattempo si erano un po' offese), e una delle due venne a portarmi..LA SCATOLA CON LE COSE DA BUTTARE!
Che ovviamente è ancora là, sull'armadio. Non ho il coraggio di aprirla!

La lezione di oggi è:
-mai jeans a zampa che superino la caviglia.
-mai traslochi fai-da-me
-mai lasciarsi dietro oggetti da buttare: gettarli subito, punto e basta!
-mai dire gatto, se non ce l'hai nel sacco.

E i vostri traslochi?

giovedì 23 maggio 2013

Il cioccolato fa male

Avete contato il numero di riviste di cucina - ma pure quelle femminili (per non parlare di quelle di moda!) -che vi schiaffano in copertina un pezzo di cioccolato, e/o una frase così: "Cioccolato: le sue virtù (e perché non ti fa male!)" o così: "Cioccolato senza sensi di colpa (oggi ne mangio un pezzetto e..mi fa bene!)"?
Ovunque troverete giornaletti che esaltano le virtù del cioccolato e, sfruttando lo stuolo di golosoni, fanno soldi alla faccia della crisi! Esagero? Sì. Però..
Possibile mai che io sia l'unica drogata di cioccolato a cui questo fa MALE? Solo a me viene mal di pancia mangiandone, ma non riesco comunque a smettere?
A tutti gli altri fa davvero bene? O fa davvero schifo?
Io non riesco a smettere.
Quando ne compro un po' lo faccio fuori in men che non si dica. Adduco anche l'ignobile scusa che "prima lo finisco e prima smetto di mangiarlo"! Sad..
Le tattiche per disintossicarmi sono parecchie, ma tutte fallimentari. Vago per le corsie del supermercato e appena spunta LUI, nelle sue tante facce, resto incantata a confrontare tutti gli incarti, e a leggere tutti gli ingredienti sul retro. Poi ne compro una o più barrette.
A casa lo sento vibrare nell'armadietto dei liquori (ehm) mentre pranzo, finché scatta il momento caffè e lo sportello si apre..e se ne mangia un quadretto. Poi mio marito esce, e io ne mangio un altro quadretto. Perché no? Un terzo! E..la barretta finisce in due o tre giorni!
Ho provato a resistere, ma niente.
Ho provato a disintossicarmi non comprandone per un po', ma sono tornata a mangiarne quanto e più di prima.
Un ulteriore tentativo è stato quello di comprare le "barrone", cioè quei super blocchi di cioccolato in cui ogni cubetto pesa 50g, dicendomi che in questo modo non sarà possibile finirlo in fretta.
Invece..
Mi sono guardata nello specchio, nella bella rotondità della mia pancia molle, per convincermi a smettere di divorare cioccolato.
Testimoni vari possono confermare quello che dico.

Siccome questo è un blog di salvataggio, non posso lasciarvi senza un episodio realmente accaduto:
qualche mese fa, comprai un bel blocco (di quelli super pesanti) di fondente per grattuggiarne un po' in un dolce. Prima che il dolce si facesse, mi dissi "MMM! Un pezzetto per me! gnam!", presi il blocco e con le mani cercai di spezzarlo. Niente! Quindi lo posai sul tagliere di legno e spinsi col palmo della mano, ma non si ruppe. Ideona geniale: farlo spuntare dal tagliere, afferrarlo con tutte le dita e spingerlo giù contro il tavolo con viulenza! E zac! Non si era rotto solo il cioccolato, ma anche il mio dito sotto il peso del blocco. Avevo anche la macchia di sangue dietro l'unghia.
Non sottovalutate mai il peso e la durezza del cioccolato.
Il cioccolato fa davvero male.

venerdì 5 aprile 2013

Me tapino!

P.s. (sì, all'inizio!): post scritto qualche giorno fa, che gli eventi mi hanno impedito di pubblicare subito!)

Nausicaa fa il suo pisolo e anche io vorrei dormire, ma c'è un pensiero che mi preme condividere, forse perché è un'idea che mi fa male come un sassolino nella scarpa. Devo scacciarla dandola a voi!
Eccola:
C'è gente (persone, diciamo!) che soffre. Soffre. Soffre.
Chi è? Voi penserete a chi vive in Darfur o a chi non ha da mangiare.
No. C'è gente che soffre molto vicino a voi, e sta male. Sviene, non dorme, è infelice. Vive nell'ansia, nell'insicurezza, nel senso di colpa.

Poi c'è altra gente, chiamiamola "normale". Più o meno allegra, più o meno sorridente, più o meno entusiasta. Questo secondo gruppo è accomunato (e si distingue dai primi che ho descritto) dal fatto che "non soffre", o per meglio dire NON SI LAMENTA DI CONTINUO.

Gruppo 1: i lamentosi.
Gruppo 2: gli altri.

Ora io voglio dire una cosa. Ma che? Il gruppo 2 forse non soffre? Forse non ha disgrazie e dolori nella vita? Certo che sì! Certo che tutti abbiamo le nostre sventure, i nostri "insuccessi" e le sofferenze. Semplicemente perché viviamo. Non sto dicendo che la vita è sofferenza, ma che la sofferenza è vita, ne è parte. Ora qui si aprirebbe un discorso filosofico, in cui magari mi addentrerò un'altra volta.
Torniamo sui binari.

A quanto pare tutti abbiamo i nostri momenti no, e le disgrazie e le tristezze. Ma alcuni sembrano camminare sotto una nuvola nera. Si lamentano.
"Se solo avessi.."
"Se solo potessi.."
"Se solo qualcuno mi.."

Sapete cosa vi dico, gente disperata? FUCK!
Non siete né più sfigati né più tristi degli altri! Fuck fuck fuck!
Vi volete mettere in testa che non siete diversi dagli altri (quelli del gruppo 2)? Che la vita non vi ha condannati?
Purtroppo questi individui che soffrono hanno spesso attorno a sé gente che li compatisce, che li tratta come corde tese che stanno per spezzarsi, che non hanno il coraggio di dire loro quello che pensano e li assecondano in tutto. O, ancora peggio, hanno amici/familiari che credono davvero che essi siano i più tapini al mondo! Che "se solo avessero.." o "se solo potessero.." sarebbero felici!
Sapete cosa inizio a pensare io? Che questi qua del gruppo 1 non saranno mai felici! Perché se anche un giorno avessero quello che desiderano (che ne so, l'amore o un figlio, o un lavoro), comincerebbero a sentire la mancanza di qualcos'altro. Perché in realtà il loro problema non è l'assenza di questa o quella cosa, ma l'incapacità di vedere quello che hanno già.
Fuck!

Rettifico: saranno felici anche loro, quando guariranno il baco che hanno nel cervello.
Come? Questo non lo so.

Dedico loro e dedico a voi questa bellissima canzone di Mario Venuti, perfetta per questo periodo per di più!
Oh no! Non c'è da nessuna parte, quindi ho scaricato Spotify pur di ascoltarla (su youtube c'è solo una versione live, ma a me piaceva risentirla propria come nel disco!)..è una meraviglia!
Si chiama "Il libro della terra".
Peace!

lunedì 1 aprile 2013

lunedì 11 marzo 2013

Scenari immaginari

Nella mia via ci sono persone davvero, come dire?, "particolari".
Avrei potuto usare il termine personaggi, invece di persone, tanto esagerate sono le loro azioni. Dalla donna che in Estate urla al suo uomo (alle 2.00 del mattino) che il figlio che porta in grembo l'ha fatto con un altro, alla vicina che DEVE assolutamente stendere i panni in casa mia, e così via.

Qualche pomeriggio fa, mentre allattavo Nausicaa sul lettone, sento dalla strada venire delle urla come di cane rabbioso, e probabilmente pure contagioso, visto che dopo poco c'era un'altra voce a urlare.
Da brava zabetta (o peppia, come si dice a Torino!), appena Nau finisce di mangiare la prendo in braccio e corro alla finestra. 
In basso vedo una confusione da film! Sul marciapiede, davanti al suo negozio, l'antiquario (un maleducato che urla sempre quando parla al telefono) inveiva contro un altro uomo (che ho capito dopo poco essere il proprietario del negozio successivo, una toelettatura per cani): "Sei UN COGLI**E! IO NON MI SPORCO LE MANI PER TE! IO ME LE SPORCO PER GENTE PIÙ IMPORTANTE. HAI CAPITO?" e l'altro gli faceva "Sei un pagliaccio! Parli parli e basta!", mentre un terzo uomo con cane li divideva.
Sono andati avanti un bel po' a gridare e litigare, tanto che altra gente si è affacciata ai balconi. In particolare, due vecchietti che erano un po' sordi sono proprio usciti fuori per capire bene cosa si dicessero i due contendenti.
Siccome io mi ero rotta di questi due dementi, ho immaginato gli scenari possibili.

SCENARIO 1
Apro la finestra, sporgo con fierezza mia figlia e urlo "Basta! O chiamo la polizia! Mentecatti, non vedete che c'è una bambina che dorme??!".
PUM! Sparo dell'antiquario verso di me.

SCENARIO 2
Scendo in strada con Nausicaa in braccio e dico con calma "La smettete? O volete che chiami la polizia?". Poi mi allontano velocemente, se non che..PUM! L'antiquario mi ammazza.

SCENARIO 3
Scendo in strada con Nausicaa in braccio, e ridendo mi tuffo tra di loro e mi guardo intorno "Dov'è? Dov'è la telecamera nascosta? Siamo su candid camera, vero? Perché nessuno sano di mente potrebbe urlare così per strada! Complimenti per la prova recitativa!".
Pum! Muoio ridendo!

SCENARIO 4
Scendo giù, con Nausicaa in braccio, mi avvicino con un sorriso per entrambi e dico "Basta violenza. Perché gridate? Di sicuro avete un grande dolore dentro che vi porta a interagire con la violenza. Ragazzi -e già mi vergogno di non aver detto "Signori"- parliamone con calma!".
E l'antiquario "Calma un ca**o. Io ti strozzo, hai capito brutta str**a? Ma chi sei? Io non mi sporco le mani con te! Io me le sporco con quelle più ***! Io non vado in galera per te!".
Il toelettatore "Sì, sì, parli parli e non combini mai niente". QUest'ultima battuta non so a chi sia diretta, comunque decido di allontanarmi prima che mi sparino.

SCENARIO 5
Tutti quelli affacciati vanno in cucina, prendono un pentolino e vi scaldano dell'olio non extravergine di oliva, o di arachidi, va'! Poi versano l'olio bollente sui due bagarristi, che si liquefanno all'istante (tipo i personaggi molli di Red and Blue), lasciandoci finalmente in pace.

Mentre immaginavo tutto questo, i due erano già tornati a barricarsi nei rispettivi negozi.
Ma vi pare? Voi cosa avreste fatto?



martedì 22 gennaio 2013

Il vostro latte è buono. Il vostro latte è il migliore.

Non so se i post precedenti sull'allattamento vi abbiano indignati o semplicemente disgustati, ma siccome Nausicaa sta dormendo un po', andrò avanti con l'argomento.
Non mi rivolgo alle mamme che NON VOGLIONO allattare, ma a quelle che desiderano farlo e hanno paura di non avere latte, o non essere in grado.

Cercherò di essere breve e concisa!

1. Il piccolo deve aprire bene la bocca e succhiare l'areola. Il mento e la lingua si devono muovere. La sua pancia deve essere rivolta verso la vostra. Se il piccolo succhia il capezzolo non stimola la produzione di latte, con queste conseguenze:
  • piange, non mangia abbastanza e voi credete di non avere il latte!
  • vi vengono le ragadi e allattare diventa una sofferenza
Questo è il modo giusto
2. Sedetevi comode, perché potrebbe durare molto!

3. Non vi preoccupate, non esiste un latte "non buono" o "non nutriente". La composizione del latte umano è perfettamente adatta al cucciolo d'uomo (e a lui solo), e ha la particolarità di variare nel corso della poppata. Diventa più ricco dopo una lunga stimolazione, così che il bambino possa assumere ciò che gli serve, quando gli serve e a suo piacimento. Se avrà solo un po' di sete la poppata sarà più breve, se avrà fame durerà di più.
Inoltre, nel latte ci sono sostanze calmanti e sedative simili alle benzodiazepine (il cui nome non ricordo), quindi non stupitevi se il piccolo si addormenta al seno!

4. Pesare il bimbo prima e dopo la poppata è inutile e frustrante. Inutile perché le curve del peso si misurano sulla settimana/mese. Frustrante perché la mamma si sente sotto pressione, rischiando di compromettere proprio il meccanismo ormonale che regola l'allattamento!
Se addirittura ve lo chiedono in Ospedale, sono retrogradi e/o non informati.

5.L'OMS consiglia un allattamento esclusivo per ALMENO sei mesi, lo svezzamento può iniziare anche dopo, e suggerisce di protrarre l'allattamento anche oltre i due anni di età del bambino.

6.Il vostro piccolo, con il latte, succhi anche il vostro amore, il vostro calore, la disponibilità, e di conseguenza impara che i suoi bisogni sono ascoltati rispettati e che può fidarsi di voi. Così sarà più sicuro delle proprie capacità di richiamare la vostra attenzione e in generale più sicuro di sé!

7.Il latte materno non fa ingrassare, fa solo crescere. Si digerisce in un'ora/ un'ora e mezzo. Potenzialmente si potrebbe dare 24 ore su 24 senza correre rischi! Il latte artificiale, al contrario, può portare all'obesità.

8. Solo il latte umano è adatto alla specie umana! Il latte artificiale, fatto a partire da quello di vacca, non ha, e non avrà mai, le stesse proprietà di quello materno.
Vi pare che si assomiglino?

E, vi dirò di più, il latte di ogni mamma è il più adatto al suo bambino, perché contiene gli anticorpi specifici dell'ambiente in cui vivono!

Ci sarebbero altre mille cose da dire, ma l'essenziale è che non vi scoraggiate!
E se non siete voi a dover allattare, ma una vostra amica, vostra figlia o (peggio!) vostra nuora, non chiedetele mai se ha abbastanza latte, o se il suo latte è buono. Non mettete in questione la sua capacità di essere mamma. 
Ho conosciuto molte donne, che una o due generazioni fa, sono state umiliate in questo campo e hanno perso fiducia in sé.
Basta!
Basta, basta, basta!
La felicità e la serenità di una mamma fanno anche una buona parte di quella del bambino.

Sosteniamoci a vicenda, e se abbiamo dei dubbi, ricordiamoci che c'è la Leche League che può aiutarci.
Un abbraccio a tutte e tutti!

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